Lo so, per alcuni il mio passare da un album all'altro potrà sembrare strano, ma io oggi mi sento Vasco dentro e di Vasco vi voglio parlare man mano che lo ascolto, e ora sto ascoltando c'è chi dice no. Il suo nono album. Siamo nell'anno 1987. Un album di svolta, dove finalmente si avverte la volontà di maturare, oltre che musicalmente, anche realmente, e di portare sulla musica esperienze nuove, forse meno trasgressive ma pià vere e sentite, intime e condivisibili. C'è chi dice no è un brano pieno di rabbia, ma non la rabbia degli album precedenti, stuzzicata forse dalla voglia di stupire, una rabbia maturata dall'idea di un opposizione meditata e in contrapposizione ai luoghi comuni e alle costrizioni della vita. Vivere una favola, per fermare il tempo che scorre veloce e concederci una parentesi, tutta per noi... Ridere di te, canzone di una sensibilità veramente estrema, cantata o forse sussurrata sul microfono esattamente come sa fare lui, una di quelle che restano nella storia, insomma. Blasco Rossi. Un brano di riscatto, che vuole sollevare il dito contro coloro che il dito ce l'hanno sempre ben teso e sollevato, e che forse ha realmente contribuito a riumanizzare il Vasco, divenuto sinonimo anche di Blasco, un personaggio che non è poi così maledetto come qualcuno lo vuole dipingere a tutti i costi.... Brava Giulia. Perhcè Vasco non può non parlare direttamente alle donne, e con la sua forte verve rock incitarle a vivere fino in fondo la loro vita. Un evergreen. Ciao. Malinconicamente triste, un brano di addio, lo conosciamo tutti a memoria, cresciuti in un adolescenza in cui i ciao sofferti sono stati tanti, e alla fine abbiamo imparato a superarli. O forse no... Non mi va'. Musica, rock, ribellione. Una ribellione, di nuovo, più consapevole e motivata, una ribellione nuova e piena di risvolti umani condivisibili. Lunedì. Questo brano torna nelle nostre vite irrimediabilmente tutte le settimane.... perchè tutti odiamo i lunedì, rock e aggressivo, soprattutto per questo suo modo di descrivere la ciclicità della routine che stanca e stufa ha fatto centro. Un ottimo album, un album di crescita e non più di transizione.
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giovedì 13 dicembre 2007
VASCO ROSSI - C'E' CHI DICE NO
Lo so, per alcuni il mio passare da un album all'altro potrà sembrare strano, ma io oggi mi sento Vasco dentro e di Vasco vi voglio parlare man mano che lo ascolto, e ora sto ascoltando c'è chi dice no. Il suo nono album. Siamo nell'anno 1987. Un album di svolta, dove finalmente si avverte la volontà di maturare, oltre che musicalmente, anche realmente, e di portare sulla musica esperienze nuove, forse meno trasgressive ma pià vere e sentite, intime e condivisibili. C'è chi dice no è un brano pieno di rabbia, ma non la rabbia degli album precedenti, stuzzicata forse dalla voglia di stupire, una rabbia maturata dall'idea di un opposizione meditata e in contrapposizione ai luoghi comuni e alle costrizioni della vita. Vivere una favola, per fermare il tempo che scorre veloce e concederci una parentesi, tutta per noi... Ridere di te, canzone di una sensibilità veramente estrema, cantata o forse sussurrata sul microfono esattamente come sa fare lui, una di quelle che restano nella storia, insomma. Blasco Rossi. Un brano di riscatto, che vuole sollevare il dito contro coloro che il dito ce l'hanno sempre ben teso e sollevato, e che forse ha realmente contribuito a riumanizzare il Vasco, divenuto sinonimo anche di Blasco, un personaggio che non è poi così maledetto come qualcuno lo vuole dipingere a tutti i costi.... Brava Giulia. Perhcè Vasco non può non parlare direttamente alle donne, e con la sua forte verve rock incitarle a vivere fino in fondo la loro vita. Un evergreen. Ciao. Malinconicamente triste, un brano di addio, lo conosciamo tutti a memoria, cresciuti in un adolescenza in cui i ciao sofferti sono stati tanti, e alla fine abbiamo imparato a superarli. O forse no... Non mi va'. Musica, rock, ribellione. Una ribellione, di nuovo, più consapevole e motivata, una ribellione nuova e piena di risvolti umani condivisibili. Lunedì. Questo brano torna nelle nostre vite irrimediabilmente tutte le settimane.... perchè tutti odiamo i lunedì, rock e aggressivo, soprattutto per questo suo modo di descrivere la ciclicità della routine che stanca e stufa ha fatto centro. Un ottimo album, un album di crescita e non più di transizione.
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VASCO ROSSI - BOLLICINE
Era il 1983, anni assolutamente prolifici per il Vasco che sfornava continuamente pezzi e sfruttava al meglio la scia del successo che l'aveva travolto in pieno, anni di contestazioni e di eccessi, anni in cui il Vasco, allora trentenne, pensava forse che tutto fosse facile, o forse no? Bollicine. Che dire, il doppio senso è talmente palese che ribadirlo sembra quasi inutile, il gioco tra coca cola e coca-ina è uno scambio provocatorio di massima trasgressione. Canzone molto contestata, come accettare un messaggio così spudoratamente inneggiante alla droga? E infatti, di lì a poco tempo, anche il nostro amico Vasco dovrà fare i conti con il suo arresto per detenzione di sostanze stupefacenti, ma caro Vasco, te la sei proprio cercata.... Una canzone per te. Ed è uno di quei brano con il quale il Vasco si compra l'immortalità, sussurrata, un pezzo di quelli che fanno innamorare, pur non essendo un pezzo d'amore in assoluto. Portatemi Dio. E di nuovo la provocazione cavalca un rock aggressivo e inca**atissimo, mentre le parole sembrano intenzionalmente scelte per sollevare la polemica. Vita spericolata. Questo brano viene scelto spesso per identificare quel periodo di vita e di musica del Vasco, riassume bene le scelte trasgressive e una certa leggerezza di intenti che magari viene interpretata come stile di vita da molti, ma non credo che Vasco sia un filosofo, credo semplicemtne che il quel periodo le sue connessioni mentali fossero talmente altalenanti che forse oltre ad una certa semplicità di testi non potesse arrivare, e che il mito su di lui sia conseguenza del suo carisma e soprattutto della volontà della gente di sentirsi rappresentata da lui. Lo riproporrà su altri tre album successivi, è sicuramente uno dei pezzi storici che maggiormente vengono richiesti anche ai concerti e canticchiati nei parchi chitarra alla mano. Deviazioni. Altre provocazioni, altra richiesta di accettazione incondizionata anche dei difetti e delle ombre della vita. Giocala. Un pezzo che riesce a trasmettere energia e positività, soprattutto nel messaggio che strilla di "fregarsene dell'orgoglio e di giocarsi la possibilità". Ultimo domicilio conosciuto, brano strumentale. Mi piaci perchè. Mah. Forse aveva bisogno di un altro pezzo e questo è venuto così, parola dopo parola, senza un vero e proprio motivo, senza un supporto a motivarne la nascita e la sopravvivenza se non questa sua volontà di stupire, anche con le parole che generalmente la società strideva a sentire cantare e urlare.... E questo è il suo sesto lavoro. Un lavoro nel pieno stile del Blasco spericolato.
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